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Editoriale Luglio-Agosto 2026 - AIIC (Associazione Italiana esperti in Infrastrutture critiche)

AGOSTO 2026 -

Cari soci, quest'estate lo si sente ripetere spesso: "non era così anche l'anno scorso?". Sì, era così. E probabilmente anche il prossimo anno. Ondate di calore sempre più frequenti, con temperature che restano alte anche di notte, anticicloni africani che non se ne vanno più dopo qualche giorno ma si installano per settimane. Il punto è che continuiamo a trattare tutto questo come un'emergenza stagionale da attraversare, quando è diventato il contesto operativo ordinario con cui fare i conti tutto l'anno. Parliamo di cose concrete. Quando le temperature restano oltre i 40 gradi per più giorni consecutivi, le reti di distribuzione elettrica entrano in una zona di stress che i loro progettisti non avevano previsto. Il calore accumulato nel sottosuolo impedisce la dissipazione termica dei cavi interrati; quando le soglie di sicurezza vengono superate, scattano le protezioni automatiche, con blackout localizzati e guasti ravvicinati. Al tempo stesso, la domanda di energia impenna: ogni condizionatore acceso è un ulteriore carico su una rete già sotto pressione. Il Summer Outlook 2026 di ENTSO-E dice che l'Italia ha capacità di generazione adeguata, e va bene, ma la disponibilità complessiva di energia è un tema diverso dalla resilienza delle reti di distribuzione nei momenti di picco. E i momenti di picco, quest'estate, sono diventati la norma. E non è solo la rete elettrica; le infrastrutture idriche subiscono pressioni crescenti: la siccità, specialmente al sud, riduce la disponibilità di acqua grezza per i potabilizzatori, mentre i consumi aumentano. Le interdipendenze tra questi sistemi producono effetti a cascata che nessuna analisi di rischio condotta in un'estate "normale" riesce ad anticipare. È qui che entra in gioco la CER, con il suo "approccio a tutti i rischi". I soggetti critici individuati dal DPCM di luglio sono tenuti, nei mesi successivi alla notifica, a valutare i rischi che possono compromettere la fornitura di servizi essenziali, e i rischi di origine naturale, inclusi quelli climatici, sono esplicitamente in perimetro, sullo stesso piano di un attacco cyber o di un sabotaggio fisico. Il problema è che molte organizzazioni non sono ancora attrezzate per farlo davvero. La valutazione del rischio climatico richiede competenze diverse da quelle tradizionali della sicurezza: modelli di scenario basati sulle proiezioni climatiche, analisi delle dipendenze infrastrutturali su scala regionale, mappatura delle soglie di rottura dei componenti critici in condizioni di stress termico prolungato. Non basta aggiungere una riga al piano di continuità operativa. C'è poi una questione di percezione culturale da correggere. Per anni, il dibattito italiano sulla sicurezza energetica si è concentrato quasi esclusivamente sull'inverno: gas, riscaldamento, stoccaggi. L'estate era stagione di manutenzione, non di emergenza. Le infrastrutture critiche italiane sono state in gran parte progettate per un clima che non esiste più. La CER, in questo senso, arriva al momento giusto. Obbliga a trattare il rischio climatico non come un tema ambientale da delegare ad altri, ma come una variabile operativa centrale. Il caldo di queste settimane è un promemoria di ciò che dobbiamo imparare a gestire in modo strutturale. Il momento per attrezzarsi è adesso, i dieci mesi successivi alla notifica passano in fretta. Buona estate a tutti, per quanto possibile.

Maria Beatrice Versaci

(Newletter AIIC n. 07 (2026))