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Editoriale Febbraio 2026 - AIIC (Associazione Italiana esperti in Infrastrutture critiche)

APRILE 2026

La protezione degli spazi pubblici, dalla cronaca alla strategia della resilienza

Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno rimesso al centro del dibattito nazionale la sicurezza urbana nelle nostre grandi metropoli.
Gli scontri e le tensioni che hanno interessato le città di Milano e Torino si sono concentrati in alcune aree nevralgiche, spesso legate a grandi eventi o a storici presidi antagonisti. In ambedue i casi, i manifestanti si sono scontrati con la polizia e, oltre alle cariche e all’uso di idranti per disperdere i blocchi stradali che stavano paralizzando il traffico urbano, come risultato di questa guerriglia urbana si sono verificati danneggiamenti significativi agli allestimenti urbani e agli arredi pubblici e privati.
Le zone in cui si sono verificati gli scontri non sono scelte a caso: sono nodi di flusso (stazioni, tangenziali) o simboli istituzionali/economici (piazze storiche, villaggio olimpico) e diventano spesso teatro di tensioni per una combinazione di fattori logistici, simbolici e sociali.
Alcune zone urbane sviluppano nel tempo una sorta di “memoria politica”: presenza di centri sociali, reti attiviste radicate, abitudine a ospitare cortei.
A ciò si aggiunge una morfologia urbana favorevole agli scontri: queste zone hanno spesso strade larghe che si restringono, sottopassi, ponti, incroci complessi, numerose vie laterali.

In queste circostanze la polizia può creare sbarramenti, i cortei possono fermarsi o essere bloccati, i gruppi più radicali trovano numerose vie di fuga.
Tutto questo rende più probabile una maggiore concentrazione di manifestanti ed un massiccio presidio da parte delle forze dell’ordine ed il risultato è un maggior rischio di tensione.
In breve, queste aree diventano punti caldi perché uniscono valore simbolico, tradizione di protesta, vicinanza a obiettivi, caratteristiche urbanistiche. Questi recenti fatti di cronaca legati all'ordine pubblico e alla sicurezza in zone nevralgiche di grandi città sollevano interrogativi cruciali: come possono le nostre piazze rimanere luoghi di aggregazione senza trasformarsi in "aree a rischio"?
Questi eventi non sono isolati, ma rappresentano il sintomo di una necessità più profonda: smettere di considerare lo spazio pubblico solo come arredo urbano e iniziare a trattarlo come una vera e propria infrastruttura critica.
È quindi necessario un cambio di paradigma: la protezione degli spazi pubblici non può più limitarsi al solo presidio fisico delle Forze dell'Ordine ma bisogna andare verso una sicurezza integrata.

È qui che si inserisce il contributo tecnico dell'AIIC (Associazione Italiana Esperti in Infrastrutture Critiche).

Nel suo report “La protezione degli spazi pubblici: analisi degli aspetti organizzativi, delle tecnologie per la mitigazione del rischio e dei loro vincoli” (edito a marzo del 2022) l'Associazione sottolinea come le piazze, i nodi di trasporto e i luoghi di grandi eventi debbano essere analizzati attraverso la lente della resilienza. La proposta è quella di un approccio sistemico e multidisciplinare alla sicurezza dei luoghi aperti al pubblico, e in questo senso il report evidenzia come sia necessario:

  1. Riconoscere gli spazi pubblici come infrastrutture critiche. Gli spazi pubblici – come stazioni ferroviarie, aeroporti, imbarchi portuali, stadi, centri commerciali, piazze e aree urbane di rilevanza sociale – non sono solo luoghi di aggregazione ma anche elementi strutturali essenziali per la vita collettiva. Per questo AIIC li considera parte delle infrastrutture critiche, cioè elementi il cui malfunzionamento o compromissione può avere impatti significativi sulla sicurezza e sulla funzione sociale di un Paese.
  2. Utilizzare tecnologie avanzate per monitoraggio e allerta. La protezione degli spazi pubblici non deve essere solo fisica, ma anche tecnologica, informativa e organizzativa. Il report esplora come:
    tecnologie digitali (es. sensori IoT) possano raccogliere dati in tempo reale per monitorare flussi di persone e situazioni di rischio;
    una analisi dati avanzata permetta di identificare segnali deboli di potenziali minacce (terrorismo, criminalità, eventi estremi);
    comunicazione pubblica e coinvolgimento dei cittadini aumentino la resilienza delle comunità.
  3. Favorire interoperabilità e cooperazione fra sistemi e istituzioni. Un concetto chiave è che nessun sistema isolato è sufficiente. Per una protezione efficace: i sistemi di sorveglianza devono essere interoperabili tra loro e tra enti diversi (forze dell’ordine, gestione urbana, servizi di emergenza); la collaborazione tra istituzioni pubbliche, private e società civile è fondamentale per reagire rapidamente di fronte a condizioni variabili; la tecnologia deve essere integrata in un sistema di sicurezza condiviso, non solo installata in singole realtà.
  4. Affrontare gli aspetti etici e di protezione dei dati. Il report sottolinea le sfide associate all’uso di tecnologie avanzate: privacy e protezione dei dati personali devono essere garantite, rispettando normative come il GDPR; l’uso di tecnologie come l’IA o il monitoraggio dei dati pubblici comporta rischi etici e di discriminazione se non regolato correttamente; è necessario trovare un equilibrio fra sicurezza e libertà civili per non creare spazi monitorati in modo eccessivo.
  5. Investire in formazione tecnica e gestione integrata delle minacce. La tecnologia da sola non basta, è fondamentale formare personale qualificato in grado di: interpretare i dati raccolti; integrare strumenti tecnologici nei processi decisionali; coordinare risposte operative fra enti diversi durante emergenze.


Questa visione cerca di conciliare efficacia operativa e rispetto delle libertà civili, in un mondo dove la sicurezza urbana richiede risposte dinamiche e tecnologiche.

Oltre il report: le sfide di un mondo che corre.

Tuttavia, a quattro anni dalla pubblicazione del report AIIC, è doveroso fare diverse osservazioni e porsi alcune domande. Anzitutto, la Direttiva (UE) 2022/2557 (Direttiva CER, recepita in Italia con il D.Lgs. 134/2024) ridefinisce e supera profondamente l’approccio della vecchia Direttiva EPCIP: si tratta di andare oltre la mera protezione delle strutture per puntare su una reale resilienza fisica delle opere strategiche, fondata sulla tenuta complessiva dell’infrastruttura e sulla continuità dei servizi. E per quanto riguarda il settore critico “Trasporti” la sicurezza di alcuni spazi pubblici diventa un prerequisito per la sua resilienza: ad esempio, grandi stazioni ferroviarie o metropolitane, aeroporti, porti sono sia "spazi pubblici" che "soggetti critici" sotto la CER, mentre autostrade e grandi opere viarie strategiche potrebbero esserlo se sono essenziali per l’erogazione di un servizio fondamentale e la loro indisponibilità causerebbe gravi conseguenze sociali, economiche o per la sicurezza.
Il report dell'AIIC già applica questa visione agli spazi pubblici, analizzando come questi luoghi (piazze, stazioni, aree urbane affollate) non siano solo target fisici, ma nodi vitali dove la sicurezza deve essere garantita senza compromettere la fruibilità del servizio pubblico.
Inoltre, il panorama tecnologico del 2022 non è quello odierno. Sebbene i pilastri del report AIIC restino validi, il biennio 2024-2025 ha introdotto strumenti che allora erano solo teorici: l'esplosione dell'IA generativa, il potenziamento del deep learning per la video-analisi e la diffusione di reti 5G sempre più capillari hanno spostato l'asticella delle possibilità tecniche. Non parliamo più solo di "sensori", ma di una vera e propria intelligenza d’ambiente. Oggi la tecnologia mette a disposizione: IA predittiva e analisi dei comportamenti: algoritmi in grado di analizzare i trend sui social media e le dinamiche digitali in tempo reale per prevedere "punti di ebollizione" prima ancora che i manifestanti scendano in strada;
Computer Vision di nuova generazione: sistemi che non si limitano a registrare, ma riconoscono autonomamente comportamenti anomali (come l'abbandono di oggetti o movimenti di folla convulsi) riducendo i tempi di reazione;
Digital twin urbani: modelli 3D dinamici delle città che permettono alle autorità di simulare scenari di crisi, testando l’efficacia di sbarramenti o vie di fuga virtualmente prima di applicarli sul campo. E contestualmente emergono anche nuove criticità che quattro anni fa erano solo agli albori:
L'efficacia reale dei sensori: in contesti di guerriglia urbana o forti tensioni sociali, quanto possono realmente incidere i dati raccolti in tempo reale se non esiste una capacità di risposta politica e sociale immediata?

Il rischio di "sorveglianza algoritmica": con l'avanzamento tecnologico, il confine tra sicurezza e controllo sociale si è fatto ancora più sottile, rendendo il dibattito etico ancora più urgente rispetto al 2022.

La manutenzione della complessità: sistemi tecnologici avanzati richiedono investimenti costanti e competenze che spesso la pubblica amministrazione fatica a reperire o mantenere. Purtuttavia, queste "super-tecnologie" aprono paradossi inediti: una piazza tecnologicamente perfetta è davvero una piazza sicura o è solo una piazza sorvegliata? Basta la tecnologia a risolvere il problema?

La risposta è, certamente, no. Non è sufficiente aggiornare un software o installare una telecamera con maggiore risoluzione per garantire la sicurezza di una piazza: la tecnologia è uno strumento, non una strategia. Il rischio è che, rincorrendo l’ultima novità tecnica, ci si dimentichi della componente umana.

Per questo, l’approccio dell'AIIC oggi va integrato.

Non basta più il contributo del tecnico delle infrastrutture, forse è giunto il momento di aggiornare quella visione multidisciplinare auspicata da AIIC: la sicurezza delle piazze non può essere delegata solo agli ingegneri o alle forze dell'ordine. È necessario aprire un tavolo di confronto che includa, oltre alle autorità locali e alle forze dell’ordine: urbanisti e architetti: per progettare spazi che, per morfologia, scoraggino la violenza senza diventare fortezze; sociologi e psicologi sociali: per comprendere le dinamiche del dissenso moderno, che spesso nascono online e si scaricano offline, per decodificare perché certi luoghi diventano simboli di scontro e come il design urbano può mitigare la rabbia sociale; esperti di etica digitale: per garantire che la "sicurezza" non diventi un pretesto per una limitazione permanente delle libertà civili, per stabilire confini invalicabili all'uso di algoritmi predittivi che potrebbero, se non regolati, ledere il diritto costituzionale alla manifestazione.

La sicurezza degli spazi pubblici è una sfida aperta, è il prerequisito della libertà: solo in uno spazio protetto e resiliente la cittadinanza può vivere in pieno la dimensione collettiva. Il report del 2022 ci ha dato le basi, ma oggi serve un passo avanti: non più solo "sicurezza integrata", ma una sicurezza partecipata e consapevole che sappia leggere i cambiamenti sociali prima ancora di quelli tecnologici.

Come ha ricordato recentemente anche l’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli commentando i fatti di Torino, per la gestione dell'ordine pubblico serve professionalità, addestramento e, soprattutto, una strategia reale che sappia leggere i contesti urbani prima che esplodano. Non si può pretendere che la polizia risolva, da sola e in strada, problemi che nascono da una mancata pianificazione sociale e tecnologica delle città.

Domanda aperta ai lettori.

La protezione delle nostre città è un cantiere aperto. La tecnologia ci offre soluzioni sempre più sofisticate, ma la resilienza di una comunità si misura anche nella sua capacità di gestire il conflitto in modo civile, costruendo città capaci di accogliere il dissenso e la protesta senza che questi sfocino sistematicamente nella paralisi o nel danneggiamento del bene comune. A chi dovremmo affidare la sicurezza delle nostre piazze?

È sufficiente che sia in mano alle Forze dell'Ordine coadiuvate da algoritmi, o è necessario un nuovo "patto di sicurezza" che veda la partecipazione attiva di urbanisti, esperti di etica e degli stessi cittadini?

Invitiamo i nostri lettori, i professionisti del settore, gli esperti di sicurezza, i pianificatori urbani a condividere la propria visione: la sfida della sicurezza urbana è appena iniziata.

Silvano Bari

(Newletter AIIC n. 02 (2026))