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Editoriale inizio 2026 - AIIC (Associazione Italiana esperti in Infrastrutture critiche)

FEBBRAIO 2026

Cari soci,
Abbiamo concluso il 2025 parlando di resilienza, nel contesto di un breve riepilogo degli eventi di sicurezza piu rilevanti che hanno interessato i servizi essenziali globali nell’anno appena trascorso. Per questo inizio 2026, vogliamo invece proporre una riflessione su una nuova parola chiave, presa in prestito dal matematico e filosofo Nassim Nicholas Taleb: antifragilita .
Il termine, protagonista di una pubblicazione il cui ambito esula in realta dai temi della nostra Associazione, si riferisce alla qualita di un sistema che trae vantaggio dal disordine e dall’incertezza, un sistema capace di imparare, adattarsi e perfino prosperare in condizioni di perturbazione. Taleb sostiene che “alcune cose beneficiano dagli shock; prosperano e crescono quando sono esposte alla volatilita , al caso, al disordine e allo stress”. In questa visione, cio che e resiliente resta – o per meglio dire: torna – sostanzialmente invariato di fronte agli shock, mentre cio che e antifragile si rafforza grazie a essi.
Ma possibile considerare la possibilita che le infrastrutture critiche non solo sopravvivano alle perturbazioni, ma che imparino da esse in modo da adattare la propria architettura logica, operativa e gestionale? E soprattutto: Ha concretamente senso applicare questo concetto ai servizi fondamentali per il funzionamento del Paese? Come fanno ad esempio i trasporti o il sistema elettrico a beneficiare dall’essere messi sotto stress?
In merito a quest’ultimo quesito, ha senz’altro senso parlarne solo se si chiarisce a quale livello si colloca il concetto di antifragilita . Se la intendiamo come “il sistema che migliora automaticamente mentre e sotto attacco”, allora no: per infrastrutture come elettricita o trasporti, per non parlare della sanita , sarebbe una formula retorica pericolosa. Se invece la intendiamo come capacita strutturale di trasformare lo stress in informazione utile, in questo caso non solo ha senso, ma descrive qualcosa che gia accade.
In altre parole, le infrastrutture critiche non possono essere antifragili a livello di servizio, ma possono esserlo a livello di sistema decisionale e progettuale.
Se pensiamo ai sistemi critici solo come ad asset da proteggere, rischiamo di perdere di vista che essi sono ecosistemi dinamici immersi in un contesto geopolitico, climatico e tecnologico in continuo mutamento. Nel portare avanti questa riflessione, non si tratta di abbandonare la resilienza (che rimane fondamentale), ma di ampliare il nostro orizzonte concettuale: ragionare non solo in termini di sopravvivenza, ma per l’evoluzione continua attraverso l’esperienza delle crisi stesse.

Maria Beatrice Versaci

(Newletter AIIC n. 01 (2026))